Previdenza complementare: cosa cambia davvero con la nuova manovra di bilancio
Data pubblicazione: 13 gennaio 2026
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La nuova manovra di bilancio introduce importanti novità sulla previdenza complementare.
Alcune sono positive, altre richiedono particolare attenzione. Tutte, però, hanno un elemento in comune: rendono ancora più centrale il ruolo della consapevolezza nelle scelte previdenziali.
Vediamo cosa cambia e, soprattutto, cosa significa davvero per lavoratori, famiglie e risparmiatori.
1. Aumento della deducibilità: più spazio per pianificare
La possibilità di dedurre fiscalmente i contributi versati ai fondi pensione viene ampliata, con il limite deducibile che sale a 5.300 euro dagli attuali 5.164,57 euro.
Si tratta di un segnale importante da parte del legislatore, che conferma quanto la previdenza complementare sia destinata a diventare sempre più centrale nel futuro pensionistico degli italiani.
La deduzione fiscale non è un “premio”, ma uno strumento pensato per incentivare comportamenti previdenziali corretti. E come tutti gli strumenti fiscali, funziona davvero solo se inserito in una strategia coerente di lungo periodo.
2. Portabilità del contributo del datore di lavoro: più libertà, ma anche più responsabilità
Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di trasferire la propria posizione previdenziale da un fondo negoziale a un fondo aperto o a un PIP (piano individuale pensionistico, i "fondi pensione assicurativi") continuando a mantenere il contributo del datore di lavoro.
👉 Questa possibilità scatterà operativamente dal luglio 2026.
Fino a quella data continueranno ad applicarsi le regole attuali. Si tratta di una svolta storica. Fino a oggi, in molti casi, cambiare fondo significava rinunciare al contributo aziendale. Dal luglio 2026 questo non sarà più necessario.
Ma qui emerge un punto fondamentale: la libertà di scelta è un vantaggio solo se accompagnata da informazione.
Come riportato da "Il Sole 24 Ore", i dati sui costi sono molto chiari:
- Fondi negoziali: costo medio annuo circa 0,49%
- Fondi pensione aperti: circa 1,35%
- PIP assicurativi: circa 2,17%, con prodotti che superano anche il 4%
Secondo la Covip, un 1% annuo in più di costi può ridurre il montante finale del 18–20% in 35 anni.
Questo non significa che i fondi aperti siano sbagliati. Significa che devono essere scelti con consapevolezza. Anche perché, in molti casi, i fondi pensione aperti permettono una costruzione dell’asset allocation più aderente agli obiettivi e all’orizzonte temporale del singolo cliente, con potenziali benefici in termini di rendimento nel lungo periodo.
Il problema non è cambiare fondo. Il problema è farlo senza sapere quanto costa e perché lo si fa.
3. Più liquidità: dal 50% al 60% del montante
Un’altra novità importante riguarda la possibilità di riscatto del capitale. In presenza delle condizioni previste dalla normativa, se il montante accumulato è inferiore alle soglie stabilite, la percentuale riscattabile passa dal 50% al 60%.
È una maggiore flessibilità che tutela l’iscritto, ma che va interpretata correttamente.
La previdenza complementare nasce per integrare la pensione futura, non per essere utilizzata come uno strumento di liquidità a breve termine. Anche questa possibilità va quindi valutata all’interno di una pianificazione complessiva.
4. Silenzio assenso per i nuovi assunti dal 1° luglio 2026
Dal 1° luglio 2026, per i nuovi assunti, entrerà in vigore il meccanismo del silenzio assenso:
in assenza di una scelta esplicita, il TFR verrà destinato automaticamente alla previdenza complementare.
L’obiettivo è combattere l’inerzia decisionale. Ma esiste un rischio concreto: delegare una scelta fondamentale semplicemente al “non decidere”.
Il fondo pensione non dovrebbe mai essere una scelta automatica.
Dovrebbe essere una scelta consapevole, coerente con età, reddito, carriera, obiettivi e orizzonte temporale.
5. Previdenza: non è uno strumento, è un progetto
La nuova normativa offre:
- più libertà,
- più flessibilità,
- più possibilità.
Ma proprio per questo aumenta il rischio di errori. Perché la previdenza complementare non è solo:
- fiscalità,
- rendimento,
- costo,
- contributo datoriale.
È l’equilibrio tra tutti questi elementi.
Conclusione
La riforma non dice: “scegli un fondo aperto” o “scegli un fondo negoziale”.
La riforma dice: ora puoi scegliere. Ma scegliere senza conoscere i costi è come firmare un mutuo senza leggere il tasso.
Ed è per questo che la consulenza previdenziale oggi non è mai stata così importante.
Se stai valutando un fondo pensione, un trasferimento, una scelta sul TFR, oppure vuoi semplicemente capire se la tua posizione previdenziale è davvero coerente con i tuoi obiettivi, ti invito a contattarmi attraverso i riferimenti presenti sul sito oppure cliccando direttamente sull’icona WhatsApp in pagina.
La previdenza è una decisione troppo importante per essere lasciata al caso o presa senza un confronto.
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