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Previdenza complementare: perché rimandare oggi è sempre più costoso

Data pubblicazione: 29 aprile 2026

Autore: Andrea Bartolini

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Oggi Il Sole 24 Ore ha dedicato ampio spazio a un tema che considero centrale nella pianificazione finanziaria di ogni persona: la previdenza complementare. È un argomento di cui parlo da anni in radio, con i clienti e negli incontri quotidiani, ma oggi più che mai numeri, dati e novità confermano che rimandare ha un costo elevato, soprattutto per i lavoratori dipendenti che rischiano di perdere nel tempo contributi e opportunità spesso poco conosciuti.


Giovani e previdenza: il vero paradosso

Nonostante le continue riforme e l’evidente riduzione della futura pensione pubblica, una larga parte dei giovani oggi non ha ancora alcun piano previdenziale alternativo.

Questo accade spesso perché la pensione appare lontana, astratta, quasi un problema “del futuro”.

Eppure è proprio il tempo il principale alleato della previdenza complementare. Rimandare significa rinunciare ad anni di contributi, rendimenti e vantaggi fiscali.


Chi ha aderito, difficilmente torna indietro

Un dato interessante messo in evidenza dagli articoli è che chi ha iniziato un percorso di previdenza complementare difficilmente lo rimpiange. Al contrario, molti dichiarano che, potendo tornare indietro, avrebbero iniziato prima. Questo non stupisce: nel tempo, la combinazione di contributi regolari, gestione professionale e fiscalità agevolata produce risultati concreti e misurabili.


La portabilità del fondo pensione: flessibilità spesso sottovalutata

Un punto su cui vale sempre la pena fare chiarezza è la trasferibilità del fondo pensione.

Il fondo pensione non è “legato per sempre” a un datore di lavoro o a una specifica fase della vita professionale. In caso di cambio di lavoro, di settore o semplicemente di esigenze diverse, la posizione può essere trasferita, mantenendo anzianità e benefici maturati.


Il contributo del datore di lavoro: cos’è e perché è importante

Per i lavoratori dipendenti, la previdenza complementare può includere anche il contributo del datore di lavoro: una quota aggiuntiva che l’azienda versa al fondo pensione, in genere prevista dal contratto collettivo, a fronte dell’adesione e del contributo del lavoratore.

Fino al 2025, per poter beneficiare di questo contributo era necessario aderire al fondo pensione di categoria. In caso contrario, il lavoratore perdeva il beneficio del contributo datoriale. Una novità rilevante riguarda il futuro: dal 31 ottobre 2026 il contributo del datore di lavoro potrà essere trasferito anche verso un fondo pensione che non sia di categoria, insieme alla posizione maturata. Questo rafforza ulteriormente la portabilità e offre maggiore libertà di scelta, senza rinunciare a un vantaggio economico concreto, rendendo così la previdenza complementare uno strumento molto più flessibile di quanto si pensi.

È un aspetto particolarmente rilevante per chi cambia lavoro, settore o fondo e vuole evitare di perdere tempo, benefici e contributi che, se non correttamente gestiti, rischiano di andare dispersi.


Dal 1° luglio 2026: adesione automatica per i neoassunti

Una novità importante riguarda i neoassunti a partire dal 1° luglio 2026: in assenza di una comunicazione esplicita contraria, l’adesione al fondo pensione di categoria diventerà automatica.

L’obiettivo è chiaro: aumentare il numero di aderenti e ridurre l’inerzia decisionale che oggi porta molte persone a non fare alcuna scelta. Questa impostazione si ispira a quanto già avvenuto in altri Paesi, come l’Inghilterra, dove l’adesione automatica ha prodotto un forte aumento della partecipazione ai fondi pensione, senza limitare la libertà di scelta individuale.


Extraducibilità: deduzioni fino a 7.950 euro all’anno

Quando si parla di previdenza complementare, uno degli aspetti più rilevanti e spesso meno conosciuti è il tema della extradeducibilità.


Che cos’è l’extradeducibilità

Normalmente i versamenti al fondo pensione sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro all’anno. Tuttavia, per alcune categorie di persone, la legge prevede un meccanismo aggiuntivo che consente di recuperare fiscalmente le deduzioni non utilizzate nei primi anni di contributi.

In particolare, le somme che non è stato possibile dedurre nei primi 5 anni di partecipazione a un fondo pensione non vanno perse: la normativa consente di recuperarle nei successivi 20 anni, aumentando il limite annuo di deducibilità rispetto a quello ordinario. Questo significa che il beneficio fiscale viene “spalmato nel tempo” e può essere utilizzato progressivamente, man mano che il reddito cresce.

In pratica, chi nei primi anni di lavoro non riesce a versare importi significativi al fondo pensione, perché ha redditi bassi o discontinui, non perde quei benefici fiscali, ma può sfruttarli nei successivi 20 anni. Grazie a questo meccanismo, nel tempo è possibile arrivare a dedurre fino a 7.950 euro all’anno, sommando il limite ordinario e la quota di deducibilità aggiuntiva.


Chi riguarda in particolare

L’extradeducibilità è pensata soprattutto per:

  1. giovani lavoratori, che nei primi anni hanno redditi più contenuti;
  2. neoassunti;
  3. professionisti e lavoratori con redditi in crescita nel tempo;
  4. chi ha iniziato tardi a versare al fondo pensione.


Per queste persone, la previdenza complementare non è solo uno strumento per costruire la pensione futura, ma anche un importante strumento di pianificazione fiscale, capace di adattarsi all’evoluzione della carriera e del reddito. Questo significa che partire prima, anche con versamenti ridotti, consente di mettere al sicuro benefici fiscali che potranno essere sfruttati pienamente negli anni successivi.


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In conclusione

I segnali che arrivano oggi sono chiari:

  1. la pensione pubblica da sola non basterà;
  2. chi parte prima è avvantaggiato;
  3. gli strumenti ci sono e sono più flessibili e convenienti di quanto si creda.


La previdenza complementare non è una scelta da rimandare, ma una decisione da comprendere e pianificare.

Capire qual è lo strumento più adatto alla propria situazione è il primo passo, possibilmente con il supporto di una consulenza consapevole e personalizzata.

Se questo tema ti riguarda da vicino, parlarne oggi può fare una grande differenza domani.

Ovviamente, per qualunque informazione e/o delucidazione in merito, rimango a completa disposizione.

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